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| Premessa |
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Lesperienza fin qui condotta permette di concludere come
sia sempre meno pensabile una prevenzione unica per le più
diverse situazioni, é sempre più necessario differenziare
il messaggio sia come contenuto che come forma a seconda dei contesti
e delle caratteristiche di chi si vuole contattare, o almeno tentare
di incontrare.
Molte delle incomprensioni e delle difficoltà incontrate
nellimpostare progetti di prevenzione sono derivate, secondo
la mia esperienza, proprio da un non chiarimento di questo concetto
elementare, e quindi da una notevole presunzione e grossolanità
delloperare e del proporci. E evidente, fra laltro,
che chi opera in determinati contesti fatalmente tende a non drammatizzare
determinate percezioni, e a non allarmarsi, quasi a banalizzare
determinati accadimenti, non già come spesso si pensa,
per una condivisione, ma direi per una sorta di assuefazione a
quanto si incontra nella quotidianità (si pensi allatteggiamento
di che opera nei pronti soccorsi, o nei centri di traumatologia,
ecc.).
Da ciò la necessità di chiarire e di contestualizzare
al meglio lintervento, per discuterlo in via preliminare,
condividerlo se possibile, e arrivare comunque ad una intesa accettabile.
Prevenzione, oramai, va declinata al plurale, a seconda delle
caratteristiche dellutenza che si cerca di contattare e
sulla quale si cerca di intervenire.
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| Punti chiave: |
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- non intendiamo rivolgerci alla totalità dei giovani
della zona, ma solo a tutti quelli che vivono secondo schemi
e stili di vita sopra descritti. Con questo non intendiamo,
ovviamente, condividere il loro stile di vita (prova ne sia
che tendiamo a favorirne un cambiamento ed una evoluzione),
ma solo sceglierli perché particolarmente a rischio su
differenti fronti, personale e sociale, psicologico, psicopatologico
e sanitario in senso lato.
- questo tipo di stile di vita è caratterizzato, in
via generale, da:
grande importanza del gruppo di riferimento, che chiameremo
gruppo dei pari;
consumi e abusi di sostanze lecite e non;
dislocazione territoriale cospicua, e nomadismo spiccato;
alterazione della percezione del tempo, soprattutto di quello
delle notti della vigilia di festa e di festa.
- i giovani che vivono secondo questo stile di vita presentano
la caratteristica di pensare che tutto ciò che fanno
è normale, e totalmente staccato da possibili
conseguenze negative, che anche quando sono previste, o prese
in considerazione, lo sono in modo molto virtuale, astratto,
lontano dalla reale possibilità che possa accadere a
loro ed ai loro amici;
- la non percezione dei rischi collegati a questi comportamenti,
che vengono vissuti come normali, comporta che le conseguenze
negative, anche quando accadono, sono attribuite a fatalità,
destino avverso, ingiustizia, ecc. e non a responsabilità
personali o di gruppo;
- tutto ciò che è socialmente condiviso dal gruppo
dei pari è per definizione giusto, giustificabile, e
normale, e non può essere messo in discussione, quindi
è possibile farlo, o addirittura, bisogna farlo.
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| La cornice metodologica dellintervento: |
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Limpossibilità psicologica di riconoscere i nessi
consequenziali esistenti fra i propri comportamenti e le possibili
conseguenze, è uno dei più grandi scogli da affrontare
in ogni approccio preventivo. In via generale, infatti, il comportamento
che si cerca di correggere ha le caratteristiche dellimmediatezza,
della più ampia corrispondenza fra ciò che uno desidera,
fra loggetto del desiderio, ed il desiderio realizzato,
e cerca automaticamente di espellere quanto allontana i poli sopraddetti,
di azzerare le distanze fra linsorgere del desiderio, e
la realizzazione dello stesso. Ora, il nostro progetto, come ogni
progetto di prevenzione, cerca di inserirsi in questo processo
quasi automatico di pensiero ed azione, e di inserire in questo
processo psicologico tutto proteso alla realizzazione del desiderio,
delle considerazioni che rendano complessa loperazione,
che introducano nel processo di esclusione di ogni ragionamento
di disturbo, proprio delle considerazioni disturbanti che permettano
non già solo la rappresentazione di ciò che si vuole
o ci si aspetta da quel comportamento, ma anche quanto potrebbe
avvenire con quel comportamento, anche e sopratutto, di non desiderato.
Questo tentativo, che da un punto di vista formale prevede di
trasformare il pensiero semplificato che sta alla base di determinati
comportamenti, in pensiero complesso, aperto a più ipotesi,
alcune della quali sgradevoli e quindi, rimosse, è loggetto,
la finalità di questo progetto.
Noi cerchiamo di non utilizzare la via della repressione, perché
non ci appartiene, come prassi, essendo già messa in atto
da altre componenti dellorganizzazione sociale, con le sue
più diverse forme di dissuasione.
Noi cerchiamo di favorire linteriorizzazione di alcuni concetti
di consequenzialità, e quindi di possibili conseguenze
negative e non volute, cercando di agire con i protagonisti nei
contesti nei quali essi esperimentano le loro illusioni, introducendoci,
per così dire, anche fisicamente, nei loro comportamenti,
e cercando in questo modo di far comprendere, in senso letterale,
questo principio logico elementare della relazione che fra un
prima ed un dopo può realizzarsi un dopo non voluto, soprattutto
se il prima ne costituiva una premessa, anche se non voluta e
non cercata.
Per fare ciò, oltre allesserci, come categoria fondamentale
dellesperienza, dellessere con loro, nella situazione
nella quale loro sono, è opportuno utilizzare dei principi,
comportamenti, adottare cose che meno lascino astratto il ragionamento,
più lo concretizzino, e permettano di facilitare la comprensione
del processo che si vuole evidenziare: molto poco, in prima battuta,
servono grandi ragionamenti, e molto di più fatti facilmente
fruibili, comprensibili: da ciò la scelta del materiale,
la sua configurazione, la sua struttura, e di uno strumento come
letilometro.
Come priorità, abbiamo scelto la lotta ai rischi collegati
al consumo e allabuso di alcol e guida di veicoli, visti
i dati che sono apparsi ed il contesto detto sopra; la conoscenza
delle sostanze usate nel territorio, e i loro effetti sia sullo
psichismo, che sulle prestazioni; sia in fase acuta, che nella
proiezione nel tempo.
La finalità, ridurre i rischi, aumentare la comprensione,
la conoscenza di sé ed il riconoscimento dei bisogni eventualmente
presenti e favorire così il collegamento di rete per una
adeguata presa in carico, rispettosa dei tempi, del riserbo ed
in una prospettiva di alleanza con lutente, piuttosto che
di una repressione che allo stato non sembra avere prodotto esiti
sicuri, e può allontanare invece che avvicinare lutente.
Quanto più questo progetto è condivisibile e condiviso,
produce comportamenti originali e virtuosi e tanto più
è realizzato: in questo senso, potrebbe diventare anche
una premessa di buone prassi da realizzare ciclicamente nel tempo
(per fortuna, nuove generazioni si affacciano, e sarà opportuno,
con le opportune tarature, riproporlo).
Il Responsabile Scientifico
Dr.ssa Minerva Clorinda
Il Supervisore Metodologico
Dr. Bricolo Renato
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