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Premessa

L’esperienza fin qui condotta permette di concludere come sia sempre meno pensabile una prevenzione unica per le più diverse situazioni, é sempre più necessario differenziare il messaggio sia come contenuto che come forma a seconda dei contesti e delle caratteristiche di chi si vuole contattare, o almeno tentare di incontrare.
Molte delle incomprensioni e delle difficoltà incontrate nell’impostare progetti di prevenzione sono derivate, secondo la mia esperienza, proprio da un non chiarimento di questo concetto elementare, e quindi da una notevole presunzione e grossolanità dell’operare e del proporci. E’ evidente, fra l’altro, che chi opera in determinati contesti fatalmente tende a non drammatizzare determinate percezioni, e a non allarmarsi, quasi a banalizzare determinati accadimenti, non già come spesso si pensa, per una condivisione, ma direi per una sorta di assuefazione a quanto si incontra nella quotidianità (si pensi all’atteggiamento di che opera nei pronti soccorsi, o nei centri di traumatologia, ecc.).
Da ciò la necessità di chiarire e di contestualizzare al meglio l’intervento, per discuterlo in via preliminare, condividerlo se possibile, e arrivare comunque ad una intesa accettabile.
Prevenzione, oramai, va declinata al plurale, a seconda delle caratteristiche dell’utenza che si cerca di contattare e sulla quale si cerca di intervenire.

Punti chiave:
  1. non intendiamo rivolgerci alla totalità dei giovani della zona, ma solo a tutti quelli che vivono secondo schemi e stili di vita sopra descritti. Con questo non intendiamo, ovviamente, condividere il loro stile di vita (prova ne sia che tendiamo a favorirne un cambiamento ed una evoluzione), ma solo sceglierli perché particolarmente a rischio su differenti fronti, personale e sociale, psicologico, psicopatologico e sanitario in senso lato.
  2. questo tipo di stile di vita è caratterizzato, in via generale, da:
    grande importanza del gruppo di riferimento, che chiameremo gruppo dei pari;
    consumi e abusi di sostanze lecite e non;
    dislocazione territoriale cospicua, e nomadismo spiccato;
    alterazione della percezione del tempo, soprattutto di quello delle notti della vigilia di festa e di festa.
  3. i giovani che vivono secondo questo stile di vita presentano la caratteristica di pensare che tutto ciò che fanno è “normale”, e totalmente staccato da possibili conseguenze negative, che anche quando sono previste, o prese in considerazione, lo sono in modo molto virtuale, astratto, lontano dalla reale possibilità che possa accadere a loro ed ai loro amici;
  4. la non percezione dei rischi collegati a questi comportamenti, che vengono vissuti come normali, comporta che le conseguenze negative, anche quando accadono, sono attribuite a fatalità, destino avverso, ingiustizia, ecc. e non a responsabilità personali o di gruppo;
  5. tutto ciò che è socialmente condiviso dal gruppo dei pari è per definizione giusto, giustificabile, e normale, e non può essere messo in discussione, quindi “ è possibile farlo, o addirittura, bisogna farlo”.
La cornice metodologica dell’intervento:

L’impossibilità psicologica di riconoscere i nessi consequenziali esistenti fra i propri comportamenti e le possibili conseguenze, è uno dei più grandi scogli da affrontare in ogni approccio preventivo. In via generale, infatti, il comportamento che si cerca di correggere ha le caratteristiche dell’immediatezza, della più ampia corrispondenza fra ciò che uno desidera, fra l’oggetto del desiderio, ed il desiderio realizzato, e cerca automaticamente di espellere quanto allontana i poli sopraddetti, di azzerare le distanze fra l’insorgere del desiderio, e la realizzazione dello stesso. Ora, il nostro progetto, come ogni progetto di prevenzione, cerca di inserirsi in questo processo quasi automatico di pensiero ed azione, e di inserire in questo processo psicologico tutto proteso alla realizzazione del desiderio, delle considerazioni che rendano complessa l’operazione, che introducano nel processo di esclusione di ogni ragionamento di disturbo, proprio delle considerazioni disturbanti che permettano non già solo la rappresentazione di ciò che si vuole o ci si aspetta da quel comportamento, ma anche quanto potrebbe avvenire con quel comportamento, anche e sopratutto, di non desiderato.
Questo tentativo, che da un punto di vista formale prevede di trasformare il pensiero semplificato che sta alla base di determinati comportamenti, in pensiero complesso, aperto a più ipotesi, alcune della quali sgradevoli e quindi, rimosse, è l’oggetto, la finalità di questo progetto.
Noi cerchiamo di non utilizzare la via della repressione, perché non ci appartiene, come prassi, essendo già messa in atto da altre componenti dell’organizzazione sociale, con le sue più diverse forme di dissuasione.
Noi cerchiamo di favorire l’interiorizzazione di alcuni concetti di consequenzialità, e quindi di possibili conseguenze negative e non volute, cercando di agire con i protagonisti nei contesti nei quali essi esperimentano le loro illusioni, introducendoci, per così dire, anche fisicamente, nei loro comportamenti, e cercando in questo modo di far comprendere, in senso letterale, questo principio logico elementare della relazione che fra un prima ed un dopo può realizzarsi un dopo non voluto, soprattutto se il prima ne costituiva una premessa, anche se non voluta e non cercata.
Per fare ciò, oltre all’esserci, come categoria fondamentale dell’esperienza, dell’essere con loro, nella situazione nella quale loro sono, è opportuno utilizzare dei principi, comportamenti, adottare cose che meno lascino astratto il ragionamento, più lo concretizzino, e permettano di facilitare la comprensione del processo che si vuole evidenziare: molto poco, in prima battuta, servono grandi ragionamenti, e molto di più fatti facilmente fruibili, comprensibili: da ciò la scelta del materiale, la sua configurazione, la sua struttura, e di uno strumento come l’etilometro.
Come priorità, abbiamo scelto la lotta ai rischi collegati al consumo e all’abuso di alcol e guida di veicoli, visti i dati che sono apparsi ed il contesto detto sopra; la conoscenza delle sostanze usate nel territorio, e i loro effetti sia sullo psichismo, che sulle prestazioni; sia in fase acuta, che nella proiezione nel tempo.
La finalità, ridurre i rischi, aumentare la comprensione, la conoscenza di sé ed il riconoscimento dei bisogni eventualmente presenti e favorire così il collegamento di rete per una adeguata presa in carico, rispettosa dei tempi, del riserbo ed in una prospettiva di alleanza con l’utente, piuttosto che di una repressione che allo stato non sembra avere prodotto esiti sicuri, e può allontanare invece che avvicinare l’utente.
Quanto più questo progetto è condivisibile e condiviso, produce comportamenti originali e virtuosi e tanto più è realizzato: in questo senso, potrebbe diventare anche una premessa di buone prassi da realizzare ciclicamente nel tempo (per fortuna, nuove generazioni si affacciano, e sarà opportuno, con le opportune tarature, riproporlo).


Il Responsabile Scientifico
Dr.ssa Minerva Clorinda

Il Supervisore Metodologico
Dr. Bricolo Renato